# Iella, scaramanzia e leggenda: il numero «maledetto» dei Redskins

**By Tomás Ferreira**  \nPublished August 3, 2026  \nUpdated September 9, 2026

> Tra Boston e Washington, la storia del nome Redskins vive di leggende, radici indigene contestate, riti scaramantici e infinite controversie.

Il legame tra il football americano e la scaramanzia non conosce confini geografici né barriere temporali, ma poche vicende incarnano la tensione tra storia, mito e superstizione quanto quella legata al nome *Redskins*. Nata nel 1932 a Boston grazie ai diritti ottenuti dopo la rinuncia dei Cleveland Indians, la franchigia ereditò l'impostazione dai Boston Braves prima di virare decisamente verso una nuova identità sotto la guida di George Preston Marshall.

Per operare un taglio netto con il passato e prendere le giuste distanze dalla squadra di baseball locale, Marshall ingaggiò William Henry Dietz, passato alla storia come *Lone Star Dietz*. Di origini indigene, Dietz divenne l'ispiratore non solo della guida tecnica, ma anche del celebre nickname adottato nel 1933. La scelta di chiamare la squadra Redskins nacque, secondo le cronache dell'epoca e le ricerche storiche di biografi come Tom Benjey, per onorare la discendenza indigena dello stesso head coach e di almeno quattro atleti presenti nel roster, oltre che per richiamare i colori e le tradizioni della Carlisle Indian School.

## Il mito di Lone Star Dietz e i processi

La figura di Dietz rimane tuttavia avvolta nel mistero e nelle aule giudiziarie. Nella primavera del 1919, davanti a una corte di Spokane, nello stato di Washington, l'allenatore fu accusato di essersi appropriato di un'identità fasulla — facendosi passare per James One Star, un uomo di dodici anni più anziano — per eludere l'arruolamento durante la Prima Guerra Mondiale. La difesa sosteneva invece che fosse figlio naturale di William Wallace Dietz e di una donna indigena. Sebbene la giuria non lo condannasse in prima istanza per insufficienza di prove, Dietz affrontò in seguito ulteriori vicissitudini giudiziarie legate al fallimento della sua ditta cinematografica.

Nonostante le ombre sollevate da studi successivi, come quello della ricercatrice Linda M. Waggoner, i dati raccolti da Benjey testimoniano l'effettivo peso di Dietz nella creazione delle uniformi in rosso e oro antico e del logo con la testa indiana. Curiosamente, alcuni discendenti dei Nativi Americani legati alla famiglia One Star dichiararono in seguito che non avrebbero affatto disdegnato l'utilizzo del marchio, a dimostrazione di come il rapporto tra le comunità indigene e i simboli sportivi sia tutt'altro che monolitico.

## Il dibattito moderno e la Native American Guardians Association

La questione del nome ha infiammato il dibattito pubblico per decenni, culminando nel 2020 con la decisione della proprietà di accantonare lo storico appellativo, transitando temporaneamente attraverso la denominazione Washington Football Team prima di approdare, nel 2022, ai Washington Commanders. Una svolta fortemente spinta da correnti ideologiche e proteste formali, come quella mossa nel 2013 da rappresentanti della Navajo Nation.

*« Pushback »*: l'opposizione sensata a movimenti che cercano di imporre modelli fortemente ideologizzati facendo leva su surreali sensi di colpa.

Tuttavia, il fronte non è mai stato compatto. La Native American Guardians Association (NAGA), ong fondata nel 2017 e forte di una petizione da oltre 130.000 firme, ha contestato aspramente la decisione dei Commanders di non sedersi a un tavolo per discutere il ripristino del nome. Sostenendo che il logo originario raffigurasse una persona reale — Chief White Calf — e che ogni partita rappresentasse un omaggio alla memoria indigena, la NAGA ha evidenziato la voce di una fetta di tifosi e nativi contrari alla cancellazione radicale della propria visibilità sportiva, contrapponendosi ad altre organizzazioni come il National Congress of American Indians.

## La scaramanzia nel pallone e il fattore 17

Se i Redskins lottano ancora oggi sul piano identitario, la paura della *iella* ha spesso guidato le menti dei presidenti e degli allenatori nel mondo del calcio, con rituali che sfiorano il misticismo. Massimo Cellino, noto presidente da sempre in lotta contro la sfortuna, ha fatto della battaglia alla malasorte un marchio di fabbrica: dall'esclusione rigorosa del numero 17 — bandito da seggiolini, date di compleanno e maglie dei giocatori — fino agli inviti rivolti ai sacerdoti per benedire i campi da gioco, passando per il lancio simulato di lacrime verso i rigoristi avversari.

La tradizione è ricca di esempi illustri:

- **Giovanni Trapattoni** e l'acqua benedetta mostrata in mondovisione nel 2002.

- **Gigi Riva** e il legame indissolubile con la maglia numero 11, abbandonata una sola volta nel 1967 prima di un grave infortunio.

- **Oronzo Pugliese**, che usava cospargere il campo di sale e portare una gallina sul terreno di gioco.

- **Romeo Anconetani**, abituato a spargere sale davanti alla porta e a mettere peperoncini sotto il tavolo del ritiro del suo Pisa.

Che si tratti di difendere una denominazione storica o di scacciare una macumba attraverso il sale e la numerologia, lo sport continua a muoversi sul sottile confine tra la razionalità del campo e il potere intramontabile della superstizione.

## Sources

- [Andrea Cresta](https://www.playitusa.com/nfl/2020/07/102688/da-boston-a-washington-la-storia-dietro-il-nome-redskins/) — original
- [Roberto Gotta](https://www.tempi.it/redskins-nativi-americani-football/) — original
- [Cellino © foto di Daniele Buffa/Image Sport](https://www.tuttob.com/brescia/gazzsport-macumbe-vescovi-allegri-tutti-i-rituali-di-cellino-il-presidente-da-sempre-in-lotta-con-la-iella-202400) — original
- [repubblica.it](https://www.repubblica.it/sport/2010/07/14/news/scaramanzia_sport-5584414/) — original
- [ilromanista.eu](https://www.ilromanista.eu/news/as-roma/12383/maglie-maghi-e-malocchi-scaramanzia-al-potere) — original
- [Società Athesis S.p.A.](https://www.larena.it/argomenti/sport/altri-sport/redskins-verona-obiettivo-vincere-il-campionato-si-parte-dai-rams-milano-1.12696253) — original
