# Calcio, boxe o football: quale sport lascia più segni nel cervello?

**By Tomás Ferreira**  \nPublished August 4, 2026  \nUpdated September 9, 2026

> Un'indagine rigorosa tra i dati clinici, le ricerche di Boston, Glasgow e Columbia University e il dibattito sui rischi neurologici negli sport da contatto.

Nel dibattito contemporaneo sulla medicina dello sport, la questione non è più se i colpi ripetuti alla testa lascino tracce durature nel tessuto cerebrale, ma quale disciplina imponga il pedaggio più alto in termini di neurodegenerazione. Dal 1928, anno in cui il patologo statunitense Harrison Martland descrisse per primo la cosiddetta ubriachezza da pugni tra i pugili professionisti, la medicina ha percorso una lunga strada. Oggi quel quadro clinico ha un nome preciso: Encefalopatia Traumatica Cronica (CTE), una malattia degenerativa associata a colpi ripetuti alla testa che può essere diagnosticata con certezza assoluta solo *post mortem*, tramite l'esame autoptico di campioni di tessuto cerebrale.

Le evidenze scientifiche attuali mettono a confronto universi sportivi profondamente diversi per dinamica e intensità, rivelando tuttavia denominatori comuni preoccupanti. Nel football americano, uno studio fondamentale condotto nel 2023 da Ann McKee, professoressa di Neurologia e Patologia alla Boston University School of Medicine, ha esaminato i cervelli donati da 376 ex giocatori della National Football League (NFL), riscontrando segni di CTE nel 91,7% dei casi. Tra questi figuravano ex atleti come l'ex quarterback dei Philadelphia Eagles Rick Arrington e l'ex difensore dei Kansas City Chiefs Ed Lothamer. Ricerche analoghe condotte dall'Università di Boston su un campione di 111 cervelli di ex professionisti della NFL avevano già evidenziato anomalie in 110 di essi, sottolineando come la patologia colpisca anche in assenza di commozioni cerebrali conclamate o di perdite di coscienza.

## Il fronte del calcio: tra colpi di testa e sostanza bianca

Se la violenza del football americano e della boxe — dove circa il 20% dei pugili professionisti sviluppa lesioni cerebrali croniche nel corso della carriera e fino al 40% dei ritirati mostra segni di danni analoghi — rende conto di impatti devastanti, il calcio vive da tempo un complesso paradosso istituzionale. Per decenni considerato immune o intoccabile in Europa, il rettangolo verde nasconde insidie legate a un gesto tecnico quotidiano: il colpo di testa.

Uno studio pionieristico condotto dal neuropatologo Willie Stewart insieme al suo team presso l'Università di Glasgow (lo studio FIELD) ha esaminato le cartelle cliniche di quasi 8.000 ex calciatori professionisti scozzesi, confrontandole con 23.000 membri della popolazione generale. I risultati hanno mostrato che gli ex calciatori presentano una probabilità cinque volte maggiore di sviluppare l'Alzheimer, quattro volte superiore di soffrire di sclerosi multipla e il doppio di essere colpiti da Parkinson. Complessivamente, il rischio di mortalità per malattie neurodegenerative negli ex professionisti del calcio scozzese è risultato 3,5 volte superiore al previsto, con un'esposizione marcatamente superiore per i difensori — i più sollecitati nei duelli aerei — rispetto ai portieri.

A livello di meccanica strutturale, le ricerche dirette da Michael Lipton presso il Columbia University Irving Medical Center e l'Albert Einstein College of Medicine offrono ulteriori chiavi di lettura. Analizzando le risonanze magnetiche di centinaia di calciatori amatoriali, il team ha dimostrato che impatti ripetuti con il pallone — i quali possono generare urti paragonabili a quelli di altri sport se la sfera viaggia a velocità elevate — causano anomalie nella sostanza bianca del lobo frontale, esattamente nelle aree del cervello sollecitate dall'impatto con la palla. La maggior parte di questi atleti non aveva mai subito una commozione cerebrale diagnosticata, confermando che il danno può derivare dall'accumulo millimetrico di microtraumi.

## Dati a confronto: prevalenza e specificità patologiche

Sport>
Patologia principale associata
Campione di riferimento / Studio
Principale evidenza clinica

Football Americano (NFL)
Encefalopatia Traumatica Cronica (CTE)
Ann McKee (Boston University) - 376 cervelli esaminati
91,7% di positività alla CTE nei campioni analizzati post-mortem.

Calcio Professionistico
Alzheimer, Demenza, Sclerosi Multipla
Willie Stewart (Univ. di Glasgow, Studio FIELD) - ca. 8.000 ex atleti
Rischio di Alzheimer moltiplicato per cinque; mortalità neurodegenerativa triplicata.

Boxe Professionistica
Dementia pugilistica, Lesioni traumatiche croniche
Dati di letteratura e revisioni cliniche
Fino al 40% dei pugili ritirati mostra segni di lesioni cerebrali croniche.

Rugby
CTE e deterioramento cognitivo
Studi su Acta Neuropathologica
Fino al 68% di positività alla CTE nei cervelli donati da ex rugbisti (professionisti e dilettanti).

## Il dibattito metodologico e le contromisure istituzionali

Non mancano tuttavia voci prudenti all'interno della comunità scientifica internazionale. Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e neuroriabilitazione dell'IRCCS San Raffaele di Roma, sottolinea come i dati provenienti dalle autopsie americane presentino limiti metodologici intrinseci, non specificando quanti di quegli atleti avessero manifestato quadri clinici conclamati in vita. Lo stesso Rossini ricorda come i dati epidemiologici su larga scala — come quelli emersi dai registri sanitari danesi — mostrino che, pur esistendo un legame consolidato tra traumi maggiori e demenza, il nesso causale per i traumi lievi rimanga complesso e multifattoriale, aperta anche a variabili ambientali o farmacologiche storiche.

Dal punto di vista pratico, le federazioni internazionali hanno iniziato a muoversi con approcci differenti. Già nel 2020 la federazione scozzese ha vietato i colpi di testa negli allenamenti per i calciatori sotto i 12 anni, mentre negli Stati Uniti la federazione calcistica ha introdotto restrizioni analoghe per i minori di 13 anni. In Italia, al di là delle linee guida generali per la gestione delle commozioni cerebrali nei settori agonistici, non esistono ancora restrizioni d'età federali specifiche sull'insegnamento del colpo di testa, lasciando aperta una discussione che unisce la tutela della salute a lungo termine e la salvaguardia della natura tecnica delle discipline sportive.

**Nota clinica di riferimento:** Come evidenziato dalle ricerche pubblicate su riviste come *Brain* e *JAMA Neurology*, i traumi ripetuti innescano una taupatia, ossia un'alterazione nel metabolismo della proteina tau che genera grovigli neurofibrillari capaci di soffocare progressivamente i neuroni.

## Sources

- [Donatella Zorzetto](https://www.repubblica.it/salute/2026/01/28/news/traumi_cranici_calcio_rischio_alzheimer_parkinson-425119535/) — original
- [Donatella Zorzetto](https://www.lastampa.it/salute/2026/01/28/news/traumi_cranici_calcio_rischio_alzheimer_parkinson-425119535/) — original
- [istitutodineuroscienze.it](https://www.istitutodineuroscienze.it/blog/commozioni-cerebrali-nello-sport) — original
- [Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)](https://dottoremaeveroche.it/colpire-la-palla-di-testa-causa-danni-neurologici/) — original
- [ilsole24ore.com](https://www.ilsole24ore.com/art/colpi-testa-rischi-neurologici-nascosti-sport-contatto-AIlm3p8B) — original
- [VALERIA PANZERI](https://www.quotidiano.net/salute/benessere/rischi-neurologici-sport-violenti-56be08d6) — original
- [Cristina Marrone](https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/24_novembre_30/colpi-di-testa-nel-calcio-danneggiano-le-stesse-zone-del-cervello-colpite-dall-encefalopatia-traumatica-cronica-cte-5d0a36ad-10ee-484e-a21c-7aae22724xlk.shtml) — original
